Grazie una finta popolarità inscenata da commenti e “mi piace” fasulli giustificano richieste di accreditamenti smisurati quanto i loro ego.

Quello che un blog di moda (questo compreso) vorrebbe farvi credere è che l’apparenza sia tutto, che quando vi sposerete la scelta del vostro abito sarà fondamentale per lo sviluppo di un’esistenza significativa e appagante. Ovviamente non è così, ci sono cose più rilevanti del vostro abito da sposa, la scelta del partner, per esempio. Tuttavia qui su internet avete molte più probabilità di trovare un ottimo vestito che un ottimo marito, oltre al fatto che i mariti non possiamo venderveli. Il punto è che nessuno v’induce a fare della moda il senso della vostra esistenza; è finita da un pezzo, qui nel mondo occidentale, l’epoca in cui lo scopo di una donna era d’essere sempre inappuntabile e graziosa come una bambola di porcellana, a meno che non sia una bambola di porcellana. O una fashion blogger. Non vi nascondo che l’impressione nel visitare la stragrande maggioranza di questi blog che promuovono l’immagine della blogger e qualsiasi cosa abbia addosso è quella di assistere ad una parata di egocentrismo. Potrebbero anche essermi sfuggiti, ma non si trovano molti feedback negativi quando si parla di specifici prodotti, del resto il meccanismo è alquanto semplice: il fashion blogger recensisce positivamente un brand e il brand lo paga. Proprio qualche giorno fa, anche noi di MiamaStore abbiamo provato a contattarne qualcuna per chiedere un feedback sulla nostra nuova linea d’abbigliamento, offrendo per l’articolo un rimborso che mi sembrava ragionevole – e, seppure non lo fosse stato, sarebbe potuto essere trattato – ma la mia proposta è stata prontamente derisa, e più volte mi è stato risposto che “questo servizio” richiede dai 300 € in su, al che ho provato a spiegare che non stavo chiedendo pubblicità, ma offrivo loro di far valutare i miei prodotti lasciandole intellettualmente libere di recensirli come meglio credevano. Comunque, non mi sono parse molto entusiaste del binomio “intellettualmente” e “libere”. Da lì a chiedersi come mai le fashion blogger abbiano tutto questo seguito a scapito di un servizio così palesemente disonesto il passo è breve, ma andiamo con ordine: qui c’era un articolo – ora rimosso – che denunciava l’esistenza di un gruppo segreto su facebook in cui tantissimi fashion blogger si accordano per scambiarsi commenti e “mi piace” ad ogni post di ciascuno, in modo da apparire popolari e di successo agli occhi degli uffici stampa ed essere così pagati dai brand che gli affidano la comunicazione, pensando di rivolgersi ad un copioso numero di lettori.

Fashion Bloggers
Fashion Bloggers

A diffondere la notizia della truffa, con tanto di screenshot delle discussioni e nomi di amministratori e iscritti (che, inutile a dirsi, affermano che la storia sia inventata di sana pianta e gli screenshot realizzati ad hoc), è proprio una ex membra bannata per inadempienza, che scrive: Ogni volta che ognuno dei blogger pubblica un post gli altri devono cliccare “mi piace” e lasciare un commento. Occorre farlo anche in un determinato tempo altrimenti si rischia penalizzazione da parte degli amministratori […] Agli occhi dei brand, così come dei poveri uffici stampa, sembriamo seguitissimi e commentatissimi. […] Basta leggere i commenti per capire in che modo quasi militaresco si impone questo scambio, con date ed orari precisi. Il mio intento non vuol essere quello di gettare fango su tutta la categoria – voglio sperare che ci sia qualche eccezione dedita a questa passione con onestà, interesse e talento – ma di mettervi in guardia sul quanto sia inaffidabile rispetto al giornalismo del settore. Ad ogni modo, a quanto pare in pratica non c’è nessun pubblico da mettere in guardia, per la semplice ragione che non c’è nessun pubblico e basta. Di seguito riporto l’intero articolo rimosso: Qui

 

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